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Delfini

L’opera, un olio su tela, risale all’anno 2005. Rappresenta una doppia dimensione cielo mare di colore azzurro, separata longitudinalmente dalla convergenza della spuma chiara di due onde convergenti da direzioni opposte ed in procinto di esplodere in un urto tempestoso. Sotto la superficie dell’acqua, si intravedono sagome chiaroscurali di delfini pronti ad affiorare nel gran salto, per andare oltre la superficie del mare e tendere verso il cielo, dove già volano in libertà altri uccelli, evocati da aeree sagome nereggianti.

L’opera risale a quel filone astratto attraverso cui il Maestro Vavuso, che pure nelle opere degli ultimi anni ha prediletto la forza della struttura concettuale, trasfigura nel colore e nella vaghezza delle forme il personale furore umano e creativo e l’ aspirazione ai voli dell’anima. Il dipinto è di immediato impatto visivo sia per la chiara evocazione dello scenario marino, sia per il movimento delle linee e le suggestive variazioni della dominante azzurra, che collega idealmente e materialmente le acque ed il cielo soprastante.

Pur avendo un centro focale, la rappresentazione non si esaurisce nella scena. I guizzi chiari degli spruzzi d’onda, lo slancio dei delfini verso l’alto, le tonalità degli azzurri a pelo d’acqua e nell’immediata sottosuperficie marina, grazie anche all’incrinatura nella zona centrale, ribollono in un fremito che preannuncia un’esplosiva scomposizione degli elementi, pronta tuttavia, dopo lo scoppio e/o il salto, ad una successiva e più ordinata ricomposizione.

Lo scenario, apparentemente naturalistico, è anche prefigurazione di uno stato d’animo che nel ribollire negli elementi e nell’affiorare dei delfini, cui fanno da contraltare i voli dei pur radi uccelli nel cielo, esprime la tensione ribollente dell’artista nel momento della creazione e, nel contempo, dell’uomo quanto sente forte l’energia vitale che dentro lo strugge. È una tensione costruttiva, perché dall’interiore caos primigenio attraverso l’esplosione magmatica dell’onda tempestosa si può poi generare il volo verso le conquiste della creatività e del gabbiano che l’artista in particolare, e l’uomo in quanto tale, sentono vivo dentro di sé.

E così il microcosmo che si agita in noi si sublima nel celeste macrocosmo in cui ci sentiamo naturalmente collocati.

 

scheda critica a cura di Franco Bruno Vitolo.

Tags: delfini, Vavuso, Vincenzo Vavuso

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